03 luglio, 2010

Non ho letto nessuno dei romanzi candidati al Premio Strega. Me ne devo vergognare, credo.
Ma come spesso cerco di spiegare a me stesso, va bene leggere uno scrittore esordiente che è già diventato "straordinario" (e può capitare, molto raramente, ma può, ci mancherebbe); va bene leggere in alternativa un libro a sfondo storico e di interessante portata come Canale Mussolini (ah: è stato proprio l'autore di questo romanzo, Antonio Pennacchi, a vincere il Premio Strega - premio per il quale qualcuno ha suggerito un nuovo nome, il Premio Mondadori, ma è ingiusto, via. O no?); ma, dicevo, siccome amo molto la mia libreria strapiena di libri che ancora devo leggere e che continuo come un nevrotico a riempire ogni qualvolta mi passa la voglia di un nuovo titolo o guarda caso c'è il mercatino e comunque preferisco leggere il romanzo d'esordio di Calvino, appena finito, Il sentiero dei nidi di ragno, semplicemente perché so che vado sul sicuro, e lo so, dovrei guardare quello che esce oggi, per carità, ci provo pure, ma è interessante anche discutere fra me e me di questi lavori che hanno comunque segnato il nostro mondo letterario, o quasi, o hanno aperto la strada ad autori fondamentali (mi frulla in questo caso la voglia di fare un'indebita comparazione fra il primo romanzo di Calvino e il primo di Bevilacqua, La polvere sull'erba, non tanto sulla qualità letteraria, ma sulla convergenza dei temi in un'epoca certamente particolare della nostra storia, vediamo se scriverò qualcosa): vabbè, insomma: diciamo che provo ad accontentarmi del meglio.

E tuttavia interessante, fra i vari articoli in merito interessanti che ho letto (e che definirei "poco Vanity Fair", e qualcuno sa che cosa intendo, visto che Silvia Avallone si è rivelata molto Vanity, fra le altre cose) l'ultimo scovato ne La Stampa, di cui lascio il link:

http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/260572/

Premetto una cosa. Il signor Belpoliti potrebbe pure sbagliare, ma purtroppo, causa mie imperdonabili lacune (ma era lacuna mortale non aver letto ancora Calvino, perciò...) non posso lasciare un mio parere in merito al romanzo della Avallone, come non potrei farlo sul romanzo di Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi.
Sicuramente l'articolo mette di nuovo in luce, e forse non è mai abbastanza, questo binomio marketing-letteratura, laddove la letteratura, però, rischia di contare sempre molto meno del marketing.
Ma quel che mi ha incuriosito è la domanda che ha posto una giornalista al signor Belpoliti: «Ma il libro di Silvia Avallone è una sòla o un caso letterario?»
Prima nota: come mai non lo si distingue? Perché questi dubbi? Perché il consenso e la pubblicità e la fascetta di "scrittrice straordinaria" posta sul libro hanno svolto un lavoro così buono da confondere le idee? Perché potrebbe essere un libretto modesto, ma anche un capolavoro, e la distinzione fra le due cose è troppo rischiosa? Meglio non sbilanciarsi? Anche su questi casi c'è una sorta di politicamente corretto per cui vige la regola assoluta del gusto personale (come in cucina: non si deve dire di un piatto “non è buono,” anche se è un topo arrostito con fragole, bensì “non mi piace”)?
Forse è davvero così. Ma lo scrittore abile che tipo di letteratura propina? Che letteratura ci lascia? Lo scrittore abile è davvero uno scrittore della parola?
Seconda nota: "Acciaio" è certamente un caso letterario. Anche sotto il segno dell'azione di marketing che è stato fatto in merito. Ma lo è.
Terza nota (e qui torno alla mia premessa): non è detto che non sia davvero un gran libro, che non ci sia stato il miracolo. Che è bello proprio perché miracolo. E, in quanto miracolo, magari non risulta perfetto, limato alla perfezione, confezionato senza alcun errore: ma stonato eppure imprevedibile e indimenticabile e tante altre cose non definibili che, però, guarda caso, costringono in qualche modo il lettore a considerazioni che sfiorano la terribile oggettività. Ma è possibile? Chi lo sa?
Un caso letterario è tutto questo coacervo di mondo, detiene un linguaggio sotterraneo che ha vita propria e sopravvive al suo autore, ai premi Strega, alla fascette clamorose e definitive appiccicate sulle copertine?

liquore strega

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